Il potere in relazione: il modello del 50%

Il modello del 50% come strumento per poter riconoscere il proprio potere nella relazione con l’altro e con se stessi

Il concetto di potere personale è spesso frainteso e associato a un’idea di dominio sugli altri, ma in realtà si tratta di una forza interiore che permette di agire con intenzione, determinazione e responsabilità.

Una prospettiva che ho trovato utile per comprendere come sviluppare questo potere è il cosiddetto “modello del 50%”, il quale offre una chiave di lettura equilibrata della realtà e delle relazioni interpersonali.

La sua applicazione, nella sua apparente semplicità, è in grado di renderci consapevoli della responsabilità reale verso noi stessi e nelle relazioni con l’altro.

Secondo questo modello, ogni individuo è responsabile del 50% di ogni interazione, situazione o relazione in cui è coinvolto.

In questo senso non si intende dividere meccanicamente “colpe o meriti”, ma riconoscere che esiste sempre una parte su cui possiamo intervenire e della quale siamo responsabili.

Il modello del 50% aiuta a trovare una posizione intermedia e realistica: non possiamo determinare tutto, ma neppure siamo privi di influenza. Ogni volta che si interagisce con qualcuno, si condivide un certo grado di responsabilità nel modo in cui la relazione si sviluppa.

Se una conversazione degenera in conflitto, ad esempio, è facile attribuire la colpa all’altra persona senza considerare che il nostro atteggiamento, le parole scelte e la nostra energia emotiva hanno giocato un ruolo determinante.

Non è insolito, infatti, osservare una delega quasi totale verso l’altro rispetto a “come sia andata a finire” una situazione, perdendo di vista il proprio contributo nello scambio.

Accettare la responsabilità del proprio 50% significa diventare consapevoli di come si partecipi nello scambio con l’altro e di come, quindi, sia possibile promuovere un cambiamento all’interno delle dinamiche interpersonali, invece di subirle passivamente.

Il potere personale, quindi, non risiede nella possibilità di controllare gli altri o gli eventi esterni, ma nella capacità di esercitare un’influenza consapevole su ciò che è alla propria portata.

Questo approccio si rivela utile nelle relazioni interpersonali di ogni ambito, siano esse di natura professionale, amorosa o familiare.

Se si percepisce un collega poco collaborativo, ad esempio, sarebbe possibile reagire in due modi estremi e opposti se poco consapevoli: sentirsi vittima del suo atteggiamento e scegliere di subire passivamente la situazione, oppure cercare di forzare un cambiamento cercando di controllare il suo comportamento.

Entrambe queste strategie portano a frustrazione e insoddisfazione, poiché ignorano la realtà del 50% del proprio potere.

In tal senso, è utile ragionare sul proprio margine di azione, nel modo in cui si comunica e in che modo, quindi, stiamo contribuendo all’interno di quella situazione, così da consentirci di modificare la nostra esperienza condivisa immettendo nuovi significati nello scambio.

Questo approccio agli eventi e alle relazioni torna utile anche per la propria crescita personale.

Non è insolito per me trovare in terapia dei dialoghi in cui il cambiamento desiderato viene associato a condizioni esterne, come ad aspettare che qualcosa capiti “magicamente” o che le circostanze siano ideali per agire in qualche direzione.

In questo modo si delega all’esterno da sé la responsabilità di una situazione che, in buona parte, stiamo promuovendo con questo dialogo passivo: “finché lui/lei… allora io…”.

Con questo modello vi invito invece a ragionare e domandarvi, ad esempio: “Quale parte di questa situazione dipende da me? Dove posso esercitare il mio potere personale? In che modo sto contribuendo a questo scambio?”.

Le risposte a queste domande possono risultare scomode ma illuminanti rispetto alla direzione da intraprendere.

Se, ad esempio, ci si sente insoddisfatti del proprio lavoro, si potrebbero iniziare a esplorare le proprie possibilità, come migliorare delle competenze o cambiare atteggiamento rispetto a ciò che si fa ogni giorno.

Anche in situazioni più difficili, dove le circostanze sembrano particolarmente ostili, esiste sempre un margine d’azione, anche piccolo, che può essere sfruttato per operare un cambiamento.

Anche in una relazione amorosa, è comune che uno dei due partner si senta in una posizione di svantaggio, percependo l’altro come più influente o con maggiore potere.

Ma se si accetta l’idea che si è sempre responsabili del proprio 50%, allora diventa possibile darsi potere in modo nuovo, allontanandosi così dalla convinzione di essere impotenti e iniziando a introdurre nuovi contributi personali all’interno della relazione stessa.

Non abbiamo infatti il potere di esercitare un cambiamento diretto sull’altro (questo è un pensiero magico), ma possiamo cambiare il modo in cui partecipiamo alla relazione, inserendo nuovi significati nell’interazione reciproca.

Raccolgo spesso due convinzioni estreme: o ci si sente responsabili al 100% di quanto capiti nella propria vita, o si delega la stessa percentuale all’esterno da sé.

Nel primo caso, si può finire per auto-colpevolizzarsi per qualsiasi fallimento o difficoltà, vivendo in uno stato di continua ansia e frustrazione; nel secondo, si crede di non avere alcun potere da esercitare per promuovere cambiamento e si attribuisce ogni responsabilità all’esterno da sé, rimanendo passivi e rassegnati.

Pensando al modello del 50% si possono evitare entrambi gli estremi, ricordandoci che esiste sempre una parte di cui possiamo occuparci, senza però cadere nell’illusione di dover controllare tutto.

Questo equilibrio aiuta a sviluppare un senso di autoefficacia e una fiducia nelle proprie capacità, lontana da convinzioni estreme.

Nella pratica quotidiana, applicare questa prospettiva richiede uno sforzo di consapevolezza (almeno inizialmente). Ogni volta che ci troviamo di fronte a una situazione più o meno difficile, possiamo fermarci e chiederci: “In che modo sto usando il mio 50% in questo scambio?”.

Questo atteggiamento ci aiuta a sviluppare una mentalità orientata alla soluzione e ci stimola a distinguere ciò che possiamo controllare da ciò che è fuori dalla nostra portata, concentrando le energie su ciò che è realmente possibile cambiare.

Propongo spesso questo modello, poiché verifico come diventi una guida preziosa per vivere con maggiore equilibrio, responsabilità e autonomia la relazione con sé e con l’altro.

Le consapevolezze acquisite in tal senso ci aiutano a uscire da una mentalità orientata al controllo totale o alla resa incondizionata, permettendo di sviluppare un senso di padronanza di sé e delle proprie scelte.

In un mondo in cui spesso sentiamo che la sicurezza sia data dal controllo assoluto o dalla totale deresponsabilizzazione, questa prospettiva rappresenta un’alternativa concreta e realistica per costruire una vita più consapevole e soddisfacente.

Mi piace pensare allo scambio relazionale come a un incontro di colori: ognuno ne ha uno proprio ben definito.

C’è chi sente il bisogno di mischiarlo totalmente con l’altro, perdendo la propria individualità; chi invece si arrocca in se stesso, evitando così contaminazioni che possono rivelarsi, al contrario, opportunità di crescita.

Quel che ho voluto riportare è l’importanza di vedere che ognuno di noi ne ha uno, e che, a seconda di come sceglie di usarlo, potrà trovare l’armocromia interiore che sta cercando con sé e nelle sue relazioni.

Rogers, C. R. (1978). Potere personale. La forza interiore e il suo effetto rivoluzionario. Astrolabio Ubaldini.

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